Locazioni non abitative e Covid-19: no sfratto senza riduzione affitto

Locazioni non abitative e Covid-19: no sfratto senza riduzione affitto

Le restrizioni normative dovute all'emergenza da coronavirus giustificano la riduzione del canone (Tribunale Venezia, ordinanza 2 ottobre 2020)

Con l'ordinanza 30 settembre - 2 ottobre 2020 il Tribunale di Venezia non ha convalidato lo sfratto per morosità intimato a seguito del mancato pagamento dei canoni di rent to buy relativi ai mesi da dicembre 2019 a maggio 2020.
Il Tribunale ha ritenuto che il mancato (o perlomeno gravemente ridotto) godimento dei locali, destinati ad attività turistico-ricettiva, da parte del conduttore a causa delle restrizioni imposte dalla normativa emergenziale abbia comportato una impossibilità parziale sopravvenuta della prestazione del locatore.
Conseguentemente il conduttore, ai sensi dell'art. 1464 cod. civ., ha diritto di recedere dal contratto e/o di domandare la riduzione del canone; riduzione di cui, peraltro, si deve tenere conto ai fini della valorizzazione della gravità dell'inadempimento lamentato dall'intimante ai fini di una pronuncia in merito alla domandata risoluzione del contratto.


No alla sospensione Covid-19 se l'imputato chiede l'udienza

No alla sospensione Covid-19 se l'imputato chiede l'udienza

Se l'imputato chiede di celebrare l'appello rinuncia alla sospensione dei termini processuali introdotta dal decreto Cura Italia per l'emergenza Coronavirus (Cassazione, sentenza 27213/2020)

Se l'imputato chiede di celebrare l'appello rinuncia alla causa di sospensione dei termini processuali introdotta dal decreto Cura Italia per l'emergenza sanitaria da Coronavirus.

Questo è quanto emerge dalla sentenza della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione del 30 settembre 2020, n. 27213


Applicazione della disciplina antiusura agli interessi moratori

LE SEZIONI UNITE DELL A CASSAZIONE FANNO CHIAREZZA IN ORDINE ALLA CONTROVERSA QUESTIONE RIGUARDANTE L’APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA ANTIUSURA AGLI INTERESSI MORATORI.

A seguito dei contrasti che si erano formati nel merito ed anche in sede di legittimità, le Sezioni Unite della Cassazione Civile, investite della questione dall’Ordinanza n. 26946 del 22/10/2019 dalla 1a Sezione della Cassazione Civile, con sentenza n. 19597 del 18/09/2020, decidendo su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato i seguenti principi di diritto:
- La disciplina antiusura, normata con l’art. 644 cp e l’art. 2 L. 108/96 nonché dal d.l. n. 394 del 2000 di interpretazione convertito nella L. n. 24 del 2001, si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso.
- La mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del T.e.g.m. non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo ed unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché “fuori mercato”, donde la formula: “T.e.g.m., più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto”.
- Ove i decreti ministeriali non rechino neppure l’indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del T.E.G.M., così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista.
- Si applica l’art. 1815, comma 2, c.c., onde non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma vige l’art. 1224, comma 1, c.c., con la conseguente debenza degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti.
- Anche in corso di rapporto sussiste l’interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, tenuto conto del tasso-soglia del momento dell’accordo; una volta verificatosi l’inadempimento ed il presupposto per l’applicazione degli interessi di mora, la valutazione dell’usurarietà attiene all’interesse in concreto applicato dopo l’inadempimento.
- Nei contratti conclusi con un consumatore concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del codice del consumo di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, già artt. 1469-bis e 1469-quinquies c.c., con tutte le notevoli conseguenze di protezione a favore del consumatore.
- L’onere probatorio nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 c.c., si atteggia nel senso che, da un lato, il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento, mentre, dall’altro lato, è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto.


Famiglia – mantenimento a carico dei genitori - Ordinanza n. 17183 del 14.08.2020

Famiglia – mantenimento a carico dei genitori - – Ordinanza n. 17183 del 14.08.2020

Con ordinanza n. 17183, depositata il 14 agosto 2020, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha ulteriormente precisato i limiti entro cui il figlio maggiorenne “convivente” può ottenere il mantenimento a carico dei propri genitori.
Il Collegio ha puntualizzato, in particolare, che, ultimato il prescelto percorso formativo (scuola secondaria, facoltà universitaria, corso di formazione professionale), il maggiorenne debba adoperarsi per rendersi autonomo economicamente. A tal fine, egli è tenuto ad impegnarsi razionalmente e attivamente per trovar un’occupazione, tenendo conto delle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni.
Segnatamente, alla luce del principio di auto responsabilità che permea l’ordinamento giuridico e scandisce i doveri del soggetto maggiore d’età, costui non può ostinarsi e indugiare nell’attesa di reperire il lavoro reputato consono alle sue aspettative, non essendogli consentito di fare abusivo affidamento sul supposto obbligo dei suoi genitori di adattarsi a svolgere qualsiasi attività pur di sostentarlo ad oltranza nella realizzazione (talvolta velleitaria) di desideri ed ambizioni personali.


Decreto ingiuntivo - sentenza sezioni unite - n. 19596 del 18.09.2020

Decreto ingiuntivo - sentenza sezioni unite - n. 19596 del 18.09.2020

Le Sez. Unite, decidendo su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: “Nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. n. 28 del 2010, i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione del decreto, l’onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; ne consegue che, ove essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo”.


Reato ex. Art. 727 c.p. “Abbandono di animali”

Reato ex. Art. 727 c.p. “Abbandono di animali”

(Cass. n. 16039/19)

“Costituiscono maltrattamenti, idonei ad integrare il reato di abbandono di animali, non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale, procurandogli dolore e afllizione (nella specie, l’imputato aveva avuto comportamenti violenti con spranghe di metallo e tondini di ferro, con una certa frequenza e per un apprezzabile periodo di tempo, nei confronti del cane, sia pure a scopo punitivo e/o dissuasivo rispetto a qualche “guaio” che aveva combinato)”.